(17/07/2009)
IL PONTE ROMANO DI PALINO : AUTOSTRADA DI IERI E DI OGGI


di Samantha Berardino

IL PONTE ROMANO DI PALINO: AUTOSTRADA DI IERI E DI OGGI 
Il ponte oraziano, ai confini tra Sant’Agata, Candela e Rocchetta Sant’Antonio, si trova in uno stato di evidente abbandono e nessuno interviene per scongiurare il rischio del crollo di Samantha Berardino 
C'era un tempo in cui Sant'Agata di Puglia era chiamata Castrum Artemisium, poiché il Castello sorgeva proprio accanto ad un tempio dedicato alla dea Artemide. Il territorio su cui attualmente si estende il centro urbano, abitato fin dalla preistoria, solo con l'arrivo dei Romani divenne municipium. 
E nell'intera zona, tuttora, restano tracce di una vasta viabilità romana che, a parte il Castello sulla rocca e il Convento di Sant'Antuono (XI sec.) costruito su resti di un edificio romano di epoca imperiale, giunge fino alla località Palino, dove si trova un maestoso ponte, fabbricato per attraversare il Calaggio. 
Il Ponte, lungo 211 metri e alto 11, costruito in mattoni e pietra, ha tre luci e fu edificato per collegare Aeclanum (l'attuale Mirabella Eclano) con Herdonia (ora Ordona) quando si costruì la strada Aurelia Aeclanensis, che congiungeva la via Appia con la via Traiana, il Tirreno e l'Adriatico.
Il luogo in cui sorge, in agro di Sant'Agata di Puglia, costituisce da millenni un itinerario strategico che mette in comunicazione l'Irpinia, la Lucania e la Daunia. E la rilevanza delle infrastrutture di epoca romana che testimoniano l'importanza della zona è innegabile dal punto di vista architettonico, storico e culturale. 
Il percorso, coincidente per alcuni tratti con la via Equatia che conduceva da Roma a Bisanzio, nei secoli ha rappresentato una valida alternativa rispetto al percorso dell'Appia antica poiché il transito era particolarmente facilitato. 
Ma soprattutto, proprio nel momento in cui la Capitanata prova a valorizzare la Via francigena del sud, la cosiddetta via dell'Arcangelo, che collega i santuari dedicati al culto di San Michele dalla Francia fino a Monte Sant'Angelo, è necessario riscoprire le strade materiali e immateriali che per lungo tempo hanno reso ricca la nostra terra, costituendo un passaggio obbligato e un ponte culturale tra l'Europa e il Mediterraneo. 
La linea architettonica del Ponte di Palino, semplice e robusta, è stata teatro di viaggi storicamente significativi come quelli del poeta latino Orazio (da cui il nome di Ponte oraziano) che nel I secolo a.C. lo attraversava per recarsi nella sua città natale Venosa, come racconta nel libro 1 della quinta Satira. O come Pirro, che proprio ad Ausculum vinse la famosa battaglia contro i Romani.
Ma da circa dieci anni il Ponte, di epoca repubblicana, non assolve più la sua funzione di collegamento, avendo il Calaggio deviato il suo letto, e da allora, a causa dei danni del tempo e soprattutto della memoria, è quasi ridotto in macerie e rischia di crollare tra l'indifferenza generale. 

La notizia positiva è che qualcosa si muove, dal momento che negli ultimi anni il Comune di Sant'Agata, l'associazione Santagatesi Nel Mondo, Il Corriere del Sud e alcune voci istituzionali hanno preso a cuore la questione, provando a sollecitare con ogni forma le autorità competenti.
La cattiva notizia invece è che nessuno ha accolto le loro istanze.
Con certezza possiamo affermare che la salvezza del Ponte non è certo di competenza del Comune di Sant'Agata di Puglia ma che è necessario l'impegno politico di chiunque, al di là del colore politico, per sollecitare l'unico intervento possibile: quello del Ministero per i Beni e le Attività Culturali o delle Soprintendenze regionali. 
Nei giorni scorsi il presidente dell'Associazione Santagatesi Nel Mondo Massimo Capano ha inviato una lettera al Ministro Sandro Bondi per denunciare lo stato di abbandono in cui si trova il Ponte e ha fatto stampare mille cartoline, distribuite gratuitamente, da inviare appunto al Ministero per sollecitare al più presto un intervento di tutela e recupero di quello che rappresenta un vero patrimonio per il nostro territorio, che resta uno dei bacini archeologici più ricchi ma meno noti in Italia.
L'appello inoltrato nel 2007 al suo predecessore Francesco Rutelli era già caduto nel vuoto.
E da allora situazione è peggiorata perché, a causa delle intemperie e della mancanza di manutenzione, il Ponte si trova in uno stato di notevole dissesto. Anzi i danni provocati nel 2005 da una frana si sono ulteriormente aggravati, compromettendo l'equilibrio statico di questo prestigioso bene monumentale. 
Se pure non indifferenti, i cittadini di Sant'Agata e dei paesi vicini sono inermi.
Lo scorso 25 febbraio anche il consigliere provinciale Massimo Colia è intervenuto con una lettera indirizzata a Deputati e Senatori di Capitanata e al Soprintendente per i Beni Storici Artistici della Puglia. 
Nello scorso aprile invece il deputato Michele Bordo ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro Sandro Bondi per chiedere al Governo un intervento urgente per la tutela del Ponte e un invito a destinare maggior attenzione e risorse al bacino archeologico della Daunia.
Tuttavia nulla si è mosso. 
Il Comune di Sant'Agata, come ci hanno spiegato, in seguito agli eventi alluvionali di gennaio, febbraio e marzo 2005 e alla conseguente frana che ha danneggiato il viadotto autostradale Alveo Vecchio tra Lacedonia e Candela, ha effettuato degli interventi di messa in sicurezza del Ponte, a spese dello stesso Ente. Il Comune è intervenuto con opere di somma urgenza in seguito al distaccamento della cortina muraria e al cedimento dell'arco destro con la centinatura dello stesso, il puntellamento delle tre luci con travi in legno e con il recupero e la conservazione dei conci staccati in un ambiente protetto. 
I danni sono stati segnalati dall'Ufficio tecnico comunale anche al Genio Civile di Foggia e accertati dalla Regione Puglia. Poi il Comune ha provveduto a interessare la Soprintendenza per i Beni Archeologici e la Soprintendenza per i Beni Culturali della Puglia oltre che il Ministero competente per finanziare restauro. Ad oggi nessuna risposta è arrivata.
“Già nel 2001 - ha spiegato il neo sindaco Lorenzo Russo – il Comune di Sant'Agata aveva presentato alla Regione Puglia un progetto esecutivo a cura dell'Ufficio tecnico per il restauro completo del Ponte e la sua valorizzazione attraverso un Parco archeologico della Via oraziana, comprensivo di illuminazione e strutture complementari”. La richiesta di finanziamento per un importo pari a 1 miliardo e 200 milioni di vecchie lire non è mai stata accolta. 
Ma la battaglia non finisce qui perché l'Amministrazione comunale prevede di continuare ad attivarsi presso gli Enti superiori e avrebbe in animo persino di redigere un protocollo d'intesa con la Società Autostrade per dare vita ad una grande area di sosta e ad una bretella pedonale che consenta la visita al Ponte, con bookshop e totem informativi, per valorizzare la lungimiranza del progetto architettonico e topografico risalente a più di duemila anni fa. 
L'opportunità è imperdibile per promuovere la nostra terra e per fare del manufatto romano di Palino un vero collegamento tra il passato e il presente del Subappennino dauno e un ponte verso lo sviluppo del futuro.