Nata qualche anno fa per ricordare una nostra concittadina dedita, come tante donne santagatesi, alle preziose arti femminili del ricamo e del cucito, la Fondazione Chiara Clemente Cutolo prosegue alacremente l’illuminata azione di recupero degli antichi mestieri femminili e della gloriosa tradizione artigianale che da sempre ha costituito un elemento pregnante della cultura del nostro paese.
Questo rinnovato interesse per quelle pratiche femminili non sempre adeguatamente valorizzate discende dalla convinzione che il gusto del bello sia radicato esteticamente e funzionalmente nella qualificata produzione artigianale che per secoli ha silenziosamente arricchito il nostro patrimonio cosiddetto maggiore, e dall’intento di offrire nuovi stimoli per il recupero di tutte quelle antiche pratiche di tessitura e di ricamo ormai pressoché estinte.
I ricami, spesso raffinatissimi, prodotti dalle nostre nonne e mamme non sono soltanto un ornamento, un complemento del costume, essi riconducono a una serie di riti, consuetudini, significati impliciti che la cultura contadina, pur nella sua sobrietà, racchiudeva ed esplicitava attraverso segni tangibili. Segni di una cultura materiale e immateriale degna del massimo rispetto, sia per il suo intrinseco valore estetico, sia per le profonde e complesse implicazioni di carattere sociale ed etico. Una donna al telaio era garanzia di pazienza, prudenza, pudore, abilità, tenacia, doti tutte indispensabili per donne destinate ad affiancare l’uomo in ogni momento della giornata, condividendone fatiche e sacrifici. Lungi dal relegare questi oggetti preziosi nei cassetti, per riesumarli di tanto in tanto in onore delle antenate, occorre restituire vita e significato a queste antiche tele per fare storia anche attraverso questi oggetti che sono a pieno titolo documenti del fare, del vivere, del credere di una gente. E cosa c’è di meglio per far rifiorire questo universo femminile spesso misconosciuto che rivalutare un modello educativo e culturale fondato sull’apprendimento delle competenze attraverso l’apprendistato e riproporre tecniche e strumenti del ricamo del passato alle donne di oggi, così diverse, ma ugualmente sensibili al bello, soprattutto se realizzato con la propria creatività e con le proprie mani.
Per tutelare e diffondere il patrimonio di saperi legato all’arte del ricamo, la Fondazione, oltre a formare le ricamatrici tramite l’attivazione di appositi laboratori cui segue periodicamente l’esposizione dei capi realizzati dalle apprendiste e di esemplari di manifatture particolarmente pregiate , ha promosso un’originale ricerca sull’entità e la diffusione dell’arte del ricamo a cura della prof.ssa Dora Donofrio Del Vecchio, una pubblicazione che rappresenta una pietra miliare nella ricostruzione del tessuto storico- sociale del Subappennino Dauno.
Obiettivo finale della Fondazione è quello di offrire nuove opportunità lavorative alle giovani ricamatrici che, costituite in cooperativa, con gli auspici della Camera di Commercio, potranno concretamente produrre capi per una committenza già individuata e che richiede la fornitura di paramenti sacri.
Nel corso dell’estate 2009 una maestra locale terrà un laboratorio di Pizzo Rinascimento, una trina estremamente raffinata e originale utilizzata per impreziosire con applicazioni i capi del corredo; in autunno saranno attivati altri corsi di ricamo e di tombolo, come già accaduto negli anni precedenti.