(06/07/2009)
IL CANE CHE VOLEVA FARE LA COMUNIONE
Storie raccontate da emigranti

di Enzo Castelli

Un paio di anni dopo lo tsunami mi sono recato nello Sri Lanka, l’isola situata a sud dell’India che ha il significato di “Isola Splendente “. Molti anni fa questo paese era conosciuto come Ceylon Grazie a un concorso del Corriere del Ticino, in collaborazione con l’Agenzia Viaggi Kuoni, mia moglie aveva vinto due biglietti aerei Zurigo-Colombo. 
Considerata la situazione di questo paese, con problemi interni di guerra civile nei confronti della parte nord , abitata e controllata dalle famigerate tigri Tamil, e flagellato per quasi tutta la lunghezza delle sue coste dallo tsunami, con migliaia di morti, decisi di usufruire del biglietto per realizzare qualcosa di utile. Dopo aver fatto alcune ricerche in Ticino, mi aggregai a una famiglia luganese che regolarmente, da diversi anni, cercava qui da noi materiale vario e un paio di volte all’anno lo imbarcava in container e lo inviava sul posto, presso una missione salesiana. Cosi al loro arrivo potevano distribuire o fare distribuire il materiale alle popolazioni piu’ povere del posto. 
Uswettakeiyawa 
La sede della missione, riservata a questo scopo, è situata in un piccolo villaggio, dal nome un po’ difficile: Uswettakeiyawa. Si tratta di una costruzione tra Negombo, nei pressi dell`Aeroporto Internazionale e Colombo, la città principale dello Sri Lanka .
Si trova direttamente sul bordo dell’Oceano Indiano, a una trentina di Km. da Colombo, le cui luci vedevamo chiaramente dal nostro giardino. 
Fra le tante osservazioni che si fanno, quando si è a contatto con nuove realtà, mi aveva impressionato il fatto di vedere in giro tantissimi cani, magri, sporchi e impauriti. Spesso li si trovava per strada o sulla spiaggia che vagavano a gruppi. Finché le persone stavano lontano, abbaiavano, come fanno tutti i cani, ma quando ci si avvicinava, gli stessi scappavano e poi si calmavano. Si capiva che erano piu’ impauriti loro che le persone che incontravano. 
Un giorno abbiamo notato che un piccolo cane riusciva a entrare nel nostro giardino attraverso una fessura della rete metallica che divideva il giardino dalla spiaggia, ma non osava avvicinarsi. Le prime volte gli ho portato una ciotola con resti di cucina, nei pressi della rete. Li mangiava e poi di corsa correva via oltre la recinzione. Ogni giorno gli portavo i resti e mi preoccupavo di posarli sempre piu’ vicino alla nostra abitazione, fino al punto che il cane non ha piu’ avuto paura e si è fermato definitivamente da noi. Oramai avevamo conquistato la sua fiducia. Da queste parti i cani, oltre a non essere curati, vengono picchiati con facilità. Ormai il nostro cagnolino si era abituato a tutti noi e a me in particolare, tanto da battezzarlo, con la mia poca fantasia, con il classico nome di Fritz. Ormai era diventato un nuovo inquilino della casa ed io avevo trovato un amico che mi seguiva dappertutto. Quando arrivavano ospiti, visite e persino i missionari, proprietari della casa, abbaiava verso i nuovi arrivati e facevamo fatica per fargli capire che i nuovi venuti erano anche loro della famiglia. Ogni volta che mi alzavo per uscire dal giardino o dal cortile retrostante la casa, me lo vedevo subito al mio fianco. Quando andavo via, per commissioni, in bici o in tuck-tuck, il tipico mezzo di trasporto a buon mercato dell’isola, dovevo adoperare ogni stratagemma per non farmi vedere o altrimenti dovevo portarlo con me. Spesso mi ha rincorso, inutilmente, per alcuni chilometri. 
Purtroppo, in previsione del mio ritorno in Svizzera, anticipato di qualche giorno, abbiamo avuto una buona idea, la sera precedente, di dare da mangiare al cane in un piccolo locale chiuso, che poi venne aperto, quando il nostro aereo era già in volo! 
Ritorno in Sri Lanka
L’anno successivo, a causa una tappa a Dubai ( Emirati  Arabi ) di alcuni giorni, ritornai in Sri Lanka circa una settimana dopo gli altri amici. Con me c’era mia moglie che avevo finalmente convinto di visitare questa magnifica isola, dove non ci sono serpenti in giro, ma al massimo elefanti, scimmie, tartarughe e….cani.! Forse sarà stato l’amore o il richiamo delle tartarughe a far decidere Rosetta per il viaggio. Al nostro arrivo in missione chiedemmo subito se avevano rivisto il nostro Fritz. Purtroppo nessuno era in grado di darci una risposta. Qualcuno dei nostri vicini ci  racconto’ che per molto tempo, dopo la chiusura della casa, il cane era stato visto nel giardino o nei dintorni e che ultimamente, sembra che abbia avuto dei piccoli. 
Era già trascorsa qualche settimana dal nostro arrivo e non avevamo piu’ saputo nessuna notizia, tanto da pensare a una triste fine per il nostro Fritz. Sui bordi delle strade, ogni tanto, vedevamo carcasse di animali, sfiniti dalla fame o finiti sotto le ruote dei veicoli.
Ogni tanto, specie al mattino, facevo lunghe passeggiate sulla larga e irregolare spiaggia. Mi dirigevo dapprima verso nord, in direzione di Negombo, poi ritornavo sui miei passi e mi dirigevo verso sud, dove, in lontananza, quando l’aria era bella e chiara, vedevo la forma stilizzata dei palazzi della capitale economica dell’ex Ceylon .A questo proposito devo spiegare un particolare che non conoscevo nemmeno io. Il nome Colombo non ha proprio niente a che fare con lo scopritore dell’America, ma deriva da una deformazione portoghese di una parola locale che vuol dire “ foglia di Mango “. Tra parentesi diremo che la capitale politica del paese non è Colombo, ma una città dal nome difficile:Jayawadhanapura, che si trova proprio a pochi Km da Colombo.
Un giorno che facevo queste mie passeggiate sul mare, appoggiato a un bastone da sci, ero un po’ concentrato, con la testa sempre china per terra, un po’ per osservare eventuali oggetti o animaletti pericolosi, un po’ per trovare qualche bella e rara conchiglietta per le mie nipotine, a un certo punto intravedo che da lontano mi viene incontro un cane scodinzolando. Quasi non ci faccio caso per il fatto che i miei pensieri sono rivolti alla ricerca delle conchiglie. Quando mi accorgo che il cane è ad appena 20-30 metri da me, mi si accende una lampadina che, in quell’istante preciso, mi illumina,  mi faccio una domanda e mi do una risposta contemporaneamente. Sapendo che da queste parti i cani scappano dalle persone, specie poi se queste sono fornite di un bastone, questo che mi viene incontro non è un semplice cane. Nel frattempo era ai miei piedi e non avevo fatto in tempo a chiamarlo Fritz che lui continuava ad agitare la coda e a volermi leccare dalla gioia di avermi ritrovato un anno dopo. Il ritorno a casa fu festa per tutti. Fritz riprese la sua attività a protezione della casa. Ogni tanto, pero’, scompariva ma ritornava poi regolarmente ad occupare la sua funzione. Forse da qualche parte aveva ancora dei piccoli da accudire o quel che ci restava.
Venne cosi il periodo pasquale. La regione di Negombo, nei cui pressi c’era la nostra sede, è considerata da queste parti come il Vaticano dello Sri Lanka per le tante chiese cristiane che sono state edificate. Ad ogni angolo di strada sono numerose le testimonianze di fede sotto forma di cappelle votive.. La gente qui è molto religiosa e per l’episodio che vi descrivo, persino gli animali non sono da meno.
Quella domenica di Pasqua, insieme a Rosetta, mia moglie, ci prepariamo per uscire di casa. Naturalmente facciamo di tutto per non farci accorgere dal cane. Chiudiamo il cancello principale della casa, facendo in modo che il cane resti all’interno e non ci curiamo dei suoi inutili strilli: lui deve fare il guardiano della casa, durante la nostra assenza. Con calma ci incamminiamo verso la Chiesa che si trova a pochi chilometri da noi, sempre sulla via principale del villaggio. Dopo poche centinaia di metri ci vediamo affiancati da Fritz. Sicuramente il furbo era uscito dalla rete ed aveva ripreso la corsa per
raggiungerci. 
“ Non preoccuparti” dico a Rosetta “ ci aspetterà con pazienza sul piazzale sotto qualche albero!”.
Al nostro arrivo in Chiesa troviamo tanta gente, non solo in attesa sulla via principale, ma anche nel grande cortile, molti tuck-tuck e diverse auto in provenienza da località molto distanti.
Facciamo una certa fatica a salire gli scalini, a entrare in chiesa, dove qualcuno, gentilmente, ci offre un posto a sedere. Nel frattempo la lunga messa pasquale è già iniziata. A un tratto mia moglie mi fa notare che il nostro cane si è “ acquattato “ a qualche metro da noi, in un piccolo spazio vuoto da gambe. Per evitare ulteriori noie in chiesa, faccio come S. Pietro: “ Facciamo finta di non conoscerlo ! “Purtroppo Fritz non è dello stesso parere. Infatti ogni volta che noi ci alzavamo in piedi, insieme a tutta la comunità, lui faceva la stessa cosa. Si accovacciava soltanto quando tutti erano di nuovo seduti. Per fortuna non ha mai abbaiato, nessuno ha tentato di buttarlo fuori o di calpestarlo, anche involontariamente. Bene quel che finisce bene, ci siamo sussurrati. Al momento della Comunione ci siamo messi in fila indiana anche noi. Purtroppo per quanto eravamo concentrati e il momento religioso richiedeva, non abbiamo potuto fare a meno di osservare che il nostro cane si era messo in moto di  fianco a noi e procedeva con calma verso il sacerdote. All’arrivo ci ha osservato con curiosità, forse anche con un po’ di gelosia, poi ha rifatto il ritorno fino al banco, sotto gli occhi attoniti e sbalorditi dei celebranti e di tutti i fedeli che hanno potuto osservare questa insolita scena.
Per noi due è stata una Pasqua indimenticabile, cosi pure non potremo mai dimenticare la “ memoria “ di un bastardino cingalese, unico cane, tra tanti fedeli che ha assistito alla Messa con devozione e che avrebbe anche preso la….. comunione! 
Enzo Castelli