(13/06/2009)
LA CAMPAGNA ELETTORALE A SANT'AGATA DI PUGLIA


di Carmine Granato

Sono stato a Sant’Agata  durante gli ultimi giorni  della campagna elettorale, durante le operazioni di voto e  per qualche giorno del dopo voto.

Sono rimasto deluso e anche un po’ amareggiato  perché la campagna elettorale  è stata  caratterizzata da  polemiche molto aspre e personali  tra candidati e sostenitori dei due schieramenti

che si sono confrontati  a distanza e tramite comizi  di fuoco  conditi con  espressioni poco parlamentari, come si diceva una volta. La Questione Eolica   è stata la regina della competizione elettorale nei comizi. Le giornate alla Forestale e altri precari incarichi sono stati il terreno sul quale si è giocata la partita. I più informati avevano i risultati  in tasca almeno 72 ore prima dell’apertura delle urne e non certo per  qualità divinatorie. Onorare tutte le cambiali  firmate durante la campagna elettorale  sarà un compito impegnativo.

I problemi reali del paese, della gente che  fa fatica ad arrivare alla fine del mese e dei giovani sono rimasti  sfocati nella penombra del dibattito che si occupava di ben altro. Di Europa  non si è mai parlato  mentre tutti sappiamo che quasi il 75 per cento delle leggi che riguardano le piccole imprese vengono approvate in Italia  in seguito a precise ed ineludibili direttive europee.  

Ai santagatesi non interessano le piccole imprese?  Ma come pensate che il Veneto sia diventata una delle regioni più ricche del mondo? Il modello veneto è costituito da una fitta rete di piccolissime, piccole e medie imprese che producono ricchezza e danno lavoro  regolare e stabile a tanta gente. A Sant’Agata  ci sarebbe la possibilità di  creare le condizioni per l’insediamento di  imprese che diano lavoro ai giovani e anche ai meno giovani. Ed è ciò che aspetto dalla nuova amministrazione  che spero tenga fede agli impegni elettorali.

La pulizia, la manutenzione e la conservazione dei boschi di Sant’Agata  sono urgenti e indispensabili

e…l’Europa ci può venire incontro, ma bisogna volerlo e bisogna investire  risorse finanziarie e umane.

 Ho notato con molto rammarico  che l’Europa è distante e distinta  dalla cultura

di coloro con i quali ho parlato nel nostro paese (qualcuno mi ha fatto notare che  il mio modo di chiamare Sant’ Agata “paesello” lo sminuisce e allora mi astengo). Questa è una lacuna grave, ma colmabile. La scuola prima di tutto ha il dovere di  fare conoscere l’Europa alle nuove generazioni e la politica deve farla conoscere a tutti.  Moltissimi soldi che si usano a Sant’Agata  per mille esigenze vengono dalla  tanto ignorata Europa e tanti altri ne potrebbero arrivare se si progettasse in turismo, energie rinnovabili e ambiente . E perché mai la gente di Sant’Agata  la vive  come se si trattasse di qualcosa di lunare?

Mi piacerebbe saperne di più. Io un’idea ce l’ho, ma ve la dirò in una prossima occasione.
Carmine Granato