(29/05/2009)
IL CULTO DELLA MADONNA DELL'AIUTO A SANT'AGATA DI PUGLIA


di Dora Donofrio Del Vecchio

Al culto della Vergine “Aiuto dei cristiani” (Auxilium Christianorum) diede forte impulso S. Giovanni Bosco, che negli anni 1864-68 fondò a Torino, in Valdocco, il Santuario di Maria Ausiliatrice.

La Vergine era già venerata a Sant’Agata di Puglia (un altare a Lei dedicato era nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo), quando il parroco don Raffaele Anzano, nel 1874, ne introdusse la devozione nella chiesa di S. Andrea. Qui era costituito il sodalizio degli “Associati alla devozione del mese di maggio di Maria SS.ma”, che nel 1875 divenne degli ”Associati alla divozione del mese di maggio in onore di Maria SS.ma sotto il titolo dell’Aiuto”, e contò circa 500 iscritti tra sacerdoti, uomini, donne, intere famiglie. Il direttore spirituale era lo stesso parroco, che fece realizzare la statua della Vergine dallo scultore napoletano Luigi Avallone.

   Il culto della Madonna dell’Aiuto conquistò i santagatesi ed ebbe rapida diffusione, confermato anche dall’adozione dei nomi personali Ausilia, Maria Ausiliatrice, Adiutrice. Ebbe (ed ha) la massima espressione nel mese di maggio, il mese “mariano”, che si celebrava con litanie, musiche sacre, recita del S. Rosario e S. Messa. La chiesa era tutta parata a festa, l’altare della Madonna traboccava di fiori campestri, rose e begonie, che portavano dalle campagne i contadini. Questi rientravano prima dai campi per essere presenti alla sacra funzione la quale, proprio per consentire loro di partecipare, si teneva un’ora prima dell’Ave Maria. Una processione eucaristica, che percorreva le strade del rione di S. Andrea, si svolgeva la sera della vigilia della festa, che si celebrava l’ultima domenica di maggio o la prima di giugno con solenni funzioni liturgiche e portando in processione la statua della Vergine.

    La festa, eccezion fatta per i tempi delle due guerre mondiali, si è celebrata sempre con molta solennità, particolarmente dagli anni Cinquanta del secolo scorso in poi, quando si riusciva, grazie anche alla generosità dei devoti ed all’impegno della confraternita della Madonna dell’Aiuto, a far venire famose bande musicali da altri paesi, il predicatore “forestiero” per il panegirico alla Vergine, a far costruire in piazza l’orchestra e numerose luminarie. Le strade processionali venivano addobbate da profumatissimi rami di ginestre; tovaglie e coperte di seta preziosamente ricamate pendevano dai balconi e dalle finestre, mentre petali di rose e begonie cadevano a fitta pioggia dai balconi quando passava la sacra immagine, tanto da far tappeto sulle strade, spargendo nell’aria un intenso soavissimo profumo che si mesceva a quello dell’incenso. Precedevano la statua fanciulle bianco vestite e tutti i confratelli del sodalizio della Madonna dell’Aiuto con la loro mozzetta rosa.

  Ancora oggi la festa, celebrata l’ultima domenica di maggio con immutata solennità, grazie all’impegno del Comitato della Madonna dell’Aiuto, è vissuta con viva fede e intensa partecipazione da parte di tutti i santagatesi. Particolarmente commovente rimane la cerimonia di chiusura del mese mariano, che si tiene il pomeriggio del giorno della festa, con l’”offerta della rosa alla Madonna” da parte di una bambina, che canta un inno dolcissimo dal titolo “T’offro, o Madre, questa rosa”, inno scritto e musicato da don Raffaele Anzano, con l’altro dal titolo “Ecco un’altra primavera” (si riportano in appendice).

   Da qualche anno completa la cerimonia religiosa una manifestazione popolare che si tiene nella Piazza del Chiancato, poco distante dalla chiesa, con musiche, balli e la sagra delle “pizze fritte”, pizzelle fritte e consumate calde.

Con l’incanto dei fuochi d’artificio che, polverizzandosi in migliaia di stelle, illuminano la notte e le valli di fronte al paese, in un fantasmagorico spettacolo che è un gioco di echi, ombre e luci, ha inizio l’estate santagatese.

Dora Donofrio Del Vecchio 
 T’offro, o Madre, questa rosa 
      O celeste Madre mia,

Speme e luce del Cristiano

Su me veglia il pianto umano

Pur commuova il Redentor.
Se ti offersi in questo mese

Fiori e palpiti soavi

De’! ti prego tu mi lavi

Da qualunque fosco error.
Pria che segua il cammino

Della via dolorosa

T’offro, o Madre, questa rosa

Ch’è speranza amor e fe’.
Questa rosa in sé contiene

Il mio vivo puro affetto.

O Maria, quest’anima aspetta

Che il mio spirito voli a te. 
Ecco un’altra primavera 
Ecco un’altra primavera

Torna all’ara di Maria

E chi torna alla preghiera

Nel suo aiuto esulterà
Ogni fiore di bei costumi

D’umiltà di casto affetto

Ogni ossequio tra i profumi

Del suo amore accetterà
Ogni labbro oggi devoto 
Ti offre, o Madre, un pio saluto 
Tu del popolo sei l’aiuto 
Sei la gioia d’ogni cor. 
(Si ripete dopo due strofette)
Non si intende del tuo amore

Chi ai tuoi piedi non ritorna

E nel dì del suo dolore

Qual aiuto invocherà?
Nel tuo aiuto l’infelice

Si conforta e si ristora

Perché tu sei l’adiutrice

dell’afflitta umanità.
(Ogni labbro ecc.)
Tu di grazia redimita

Vergin Madre intemerata

Sei la pace della vita

Sei la luce di ogni dì.
Vena d’oro di dolcezze

Di speranza fonte viva

Tu raddolci le amarezze

Che soffriamo piangendo qui.
(Ogni labbro ecc.)
Presso il trono di tuo figlio

Col tuo aiuto onnipotente

Deh! ci salvi in questo esilio

Dal nemico traditor.
Or che oppressi siam per via

Scorta e aiuta i nostri passi

E nell’ultima agonia

Ci conduci al ciel ancor.
Ogni labbro oggi devoto

Ti offre, o Madre, un pio saluto

Tu del popolo sei l’aiuto

Sei la gioia d’ogni cor.