(27/04/2009)
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di Rina Di Giorgio Cavaliere

Articolo tratto da www.stampasud.it 

Il simbolo ideografico, come il colore, ci trasmette un messaggio immediato; costituisce il linguaggio di massa, accessibile a tutti nel villaggio globale. Ecco perché c’è un ritorno molto forte al simbolo, poiché con un solo tracciato esprimiamo un’idea, un’azione particolarmente nel linguaggio dei media; pensiamo al bollino per tutelare i bambini nella visione dei diversi programmi televisivi, agli SMS del cellulare e alle molteplici opzioni del palmare, ma specialmente alle infinite varianti del mondo web. Il termine icona va assumendo un significato sempre più allargato, giacché difficilmente è riferito ad un puro e semplice oggetto o servizio, ma è esteso ad un contesto che pone l’oggetto o il soggetto stesso in relazione all’ambiente in cui è collocato ed ai soggetti, cui dovrà servire, stabilendo così un’interazione oggetto-mezzo-uomo. Negli anni settanta la maggior parte delle scuole d’obbligo inglesi usava come testo il libro dei simboli di Rudolf Koch. E’ stata questa un’idea indubbiamente originale, perché il libro raccoglie tutti i simboli, allora conosciuti, evidenziandone il contenuto estetico. Si tratta, quindi, di una miniera di spunti grafici che, al di fuori del loro contenuto simbolico, evidenziano l’originalità delle forme. Tra i simboli dell’alto medioevo troviamo del materiale grafico veramente entusiasmante, come per i simbolismi astronomici e astrologici, chimici e botanici. E’ tutto un mondo da scoprire, che a scuola può sollecitare negli alunni anche la sperimentazione grafica e aiutare a maturare un gusto estetico. Spunti ne potranno trovare i ragazzi un po’ dovunque, per esempio dai capitelli romanici o bizantini, dai rosoni gotici, dagli ideogrammi egizi, cinesi e via di seguito, migliorando la conoscenza di quelli abitualmente utilizzati. Oggi il libro andrebbe aggiornato con la miriade di nuovi simboli che animano giornalmente il “navigare” di Internet, il comunicare della posta elettronica e del cellulare, il “chattare” pericoloso con persone sconosciute, ma anche tutti i vantaggi positivi che migliorano la nostra vita. L’abuso nasce allorché dimentichiamo che ha uno scopo essenzialmente comunicativo: la comunicazione risulta più rapida e più completa. Sappiamo che ogni strumento ha, ovviamente, limiti precisi; bisogna averne coscienza, quando si voglia usare in modo adatto e, se questa prudenza è valida per noi adulti, a maggior ragione deve essere trasmessa ai giovani. I canali della comunicazione s’integrano in una molteplicità di forme che è bene conoscere, per sfruttare appieno le possibilità, ma anche valutare i rischi del mezzo tecnologico usato. 

di Rina Di Giorgio Cavaliere