(14/04/2009)
GRAZIE, FICTION !


di Rina Di Giorgio Cavaliere

Articolo Tratto da www.stampasud.it
Il miracolo economico del dopoguerra ha influito anche sull’industria culturale italiana, che ha potuto contare su un più vasto ambito di utenti. I legami già solidi tra industria editoriale e industria cinematografica si sono intensificati e, negli anni sessanta, a questi si è aggiunta quella televisiva. Il cinema si rivolgeva ai best-seller, ai casi letterari, ma anche a romanzi minori o al “poliziottesco”, un genere giallo, inizialmente disprezzato dalla critica, che si svilupperà poi con caratteristiche proprie ed originali: è di questi giorni la notizia, la produzione fiction italiana è molto richiesta all’estero. Il concetto di genere letterario fu già trattato presso gli antichi, in particolare in Grecia dove si venne elaborando una chiara distinzione fra genere drammatico, genere espositivo o narrativo, ed un terzo genere chiamato misto, comprendente avventure eroiche ed elementi leggendari. La ricerca d’analisi e di precisazione, continuata nel tempo, incontrò la sua grande stagione nel maturo Rinascimento che, dopo aver ampliato ed allargato le varie suddivisioni, le indicò come norme d’imitazione alle attività dei poeti. Nel primo Ottocento il Romanticismo propose il superamento dei “generi” in nome della libertà e spontaneità della creazione artistica. Oggi la conoscenza di un genere letterario serve solo a stabilire quale rapporto intercorra tra la tradizione e l’invenzione artistica, vale a dire in quale misura i valori storici e culturali, espressi dall’autore, si possano inserire sul piano della civiltà alla quale appartengono. Dei tre generi del romanzo (solitamente suddiviso in storico, realistico, psicologico e avventuroso), il romanzo d’avventure è più attuale, perché fonda l’interesse sulla varietà degli episodi, degli artifici virtuali, dei mezzi sonori e visivi, presentati con fantasia e azione.
Credo, come altri, di avere appreso molto dai libri, film e telefilm di genere giallo e di “spionaggio” e non sono preoccupata dall’ipotesi che questo genere o sottogenere possa estinguersi, perché la cronaca quotidiana ogni giorno ci proietta in questo mondo. Da qualche anno si susseguono delitti irrisolti, massacri, attentati, cui è sempre più difficile assegnare con sicurezza un’indubitabile paternità. In questa chiave di lettura il film del 1960 “Le spie”, del regista francese Henri-Georges Clouzot, può costituire quasi la chiave di lettura se applicato all’esistenza tutta intera, e comunque almeno alla storia e alla politica. Penso anche all’uso didattico del romanzo “Il fantasma di Harlot. Il romanzo della CIA”di Norman Mailer, destinato a studenti universitari o delle ultime classi dei licei. I grandi libri di spionaggio devono un po’ tutti qualcosa a Kafka, il suo “America” potrebbe essere definito come il capolavoro assoluto dei libri di spionaggio, che, a mio avviso, rammentano al lettore la saggezza, la prudenza, il senso della misura; particolarmente al giovane lettore, avendo la possibilità di mostrare ai giovani taciti e discotecari d’oggi, che è necessario e utile tentare di capire la nostra storia, per sentirsi un po’ meno sudditi e un po’ più protagonisti del proprio “tempo”.
di Rina Di Giorgio Cavaliere