(28/03/2009)
COMUNI PICCOLI, SCUOLA GRANDE


di Carmine Granato
Speriamo che Sant’Agata di Puglia sarà presente a Deliceto (articolo che trovate a fianco) il 2 aprile prossimo per parlare e per progettare Scuola.
Dove è scritto che se un paese è piccolo non possa avere una scuola grande?
Grande non vuol dire numerosa, ma semplicemente che prepara persone all’altezza di inserirsi nel mondo del lavoro oltre che nell’università con buone possibilità di successo.
Investire in intelligenza e quindi in scuola deve essere un forte obiettivo per Sant’Agata di Puglia, che una volta era una fucina di cervelli che poi dovevano emigrare per ovvi motivi di…spazio. Non conosco la realtà attuale in maniera approfondita e quindi mi astengo da valutazioni drastiche, ma sono certo che sia giunta l’ora di dare una svolta alla formazione e alla cultura e alla scuola del nostro paesello. Mi piacerebbe sapere in quali attività si sono inseriti i diplomati dell’Istituto Professionale di Sant’Agata non per curiosità, ma per capire se siamo sulla strada giusta. Questa crisi economica profonda sta mettendo in luce tante pecche del sistema Italia e del sud dell’Italia in maniera più accentuata. Dalla crisi si esce investendo sulla formazione dei giovani. Non solo, ma se aspettiamo inerti la fine della crisi saremo impreparati per cogliere le occasioni che si presenteranno alla fine della crisi.
Per Sant’Agata immagino una scuola di alta sartoria che potrebbe sicuramente essere finanziata dallo stato, dalla regione e dall’Unione Europea. La sartoria santagatese ha una storia ed ha avuto tante “forbici d’oro” e forse c’è ancora qualcuno che potrebbe rinverdire questa bellissima tradizione. Cosa farebbe domani mattina un sarto a Sant’Agata? Un bravissimo sarto santagatese potrebbe servire una sceltissima clientela almeno a livello regionale che non cerca il vestitino pronto, ma che ama vestire bene e che non bada a spese. Un laboratorio di pantaloneria a Sant’Agata potrebbe lavorare per fabbriche di vestiti che vendono ai negozi, potrebbe lavorare per i sarti che progettano e che si concentrano sulle giacche delegando la confezione di pantaloni alle o ai pantalonai.
Anche la falegnameria è un settore che richiede manodopera capace di realizzare e di riparare e che promette lavoro e soddisfazioni economiche. Altri settori trainanti sono quello della calzatura e dell’idraulica. E potrei continuare.
Non è meglio avere un mestiere spendibile e redditizio piuttosto che una laurea che non sa assicurare altro che una…certa disoccupazione??
E chi meglio di una amministrazione civica può progettare una grande scuola di formazione per un pur piccolo paese come Sant’Agata di Puglia che ormai si può considerare “periferia” di grandi e ricchi centri?
Opere e non chiacchiere, per favore. Grazie.
Carmine Granato