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Santagatesi illustri
13/07/2014
IL PRESIDENTE COMMISSARIO GRAND'UFF. COMM. MICHELE PERRONE
di Dora Donofrio Del Vecchio

Il presidente commissario grand’uff. comm. Michele Perrone 

Questa “Casa” è del Sacro Cuore di Gesù ed è Gesù stesso che la deve provvedere e conservare, é Gesù che non può far mancare chi la diriga e la governi; è Gesù che deve farsi sostituire, che deve avere il rappresentante[1]

Con queste parole monsignor Donato Pagano rispondeva a chi era preoccupato per il futuro della “Casa del Sacro Cuore di Gesù” da lui fondata nel lontano 1924.

Non sono andate deluse le speranze di monsignor Pagano né è caduto nel vuoto il suo messaggio di fraterna solidarietà. Esso ha costituito e costituisce un grande progetto umano e sociale ed in tanti hanno lavorato e lavorano alacremente per la sua piena realizzazione.

Alcuni più di altri vi hanno potuto e saputo apportare contributi particolarmente significativi e concreti, consentendo alla “Casa” vita, crescita, affermazione anche in prospettiva di un futuro sicuro.

Tra questi è il geometra Michele Perrone.

 

1. Michele Perrone

Nato a Sant'Agata di Puglia il 23 settembre 1933, da genitori piccoli commercianti, nel 1952, appena diplomato, all'età di 19 anni, s’iscrisse all'albo dei Geometri, iniziando la libera professione nel suo paese natale.Sposato con l’insegnante Rosaria Durante ha due figli Antonio e Francesca. Fu assunto dall'Amministrazione Provinciale di Foggia, ma all'impiego preferì l'attività imprenditoriale. Trasferitosi a Foggia nel 1955, privo di qualsiasi aiuto finanziario e di qualsiasi riferimento utile, iniziò la nuova attività, in cui è stato affiancato dal geometra santagatese Pietro del Buono, col quale ha costituito una società di fatto. Concorse per gli appalti sia in Puglia che in Basilicata, aggiudicandosi molti appalti pubblici: fabbricati per l'edilizia scolastica di vari comuni della Puglia, Basilicata, Campania (Sant'Agata di Puglia, Orsara, Irsina, Miglionico), sedi municipali, opere stradali (strada provinciale Vieste - S. Maria Merino, strada provinciale S. Nazario - Apricena, strada provinciale Castelluccio - Faeto, strada provinciale Scaloria -Manfredonia, strada panoramica di Sant'Agata di Puglia, piazzale S. Rocco e relativa strada, ammodernamenti Consorzio di Bonifica, Anas, ecc.).

Nel 1964, il terremoto dell'Irpinia rese il Comune di Accadia una zona delle più disastrate. L'impresa Perrone concorse ai lavori del trasferimento del rione Fossi, per un contratto a tempo determinato per la consegna con un premio di accelerazione e si aggiudicò, con il socio del Buono, l'intero intervento, ben 400 appartamenti con annessi locali per uso artigianale e box, in un’area di 80000 mq., con relative urbanizzazioni. Nel contempo il Perrone acquistò diverse aziende agricole nel territorio di Foggia, Troia, Torremaggiore, Sant'Agata, Orta Nova, per svolgere una fiorente attività agricola. Dal 1968 al 1972 realizzò opere importanti per conto dell'Amministrazione Provinciale di Foggia, del Consorzio di Bonifica di Foggia nonché del Genio Civile della stessa città. Dal 1972 l'impresa si occupò prevalentemente di edilizia privata oltre che di servizi ed attività agricola, s’ingrandì creando altre società: S.A.D. sr.L, Edilfloras.r.L, Edilizia Primaveras.r.l, Flora s.r.l, Agricola Santa Giusta.

Impegnato nel sociale, il Perrone ha fatto parte della Giunta e del Direttivo della Federazione dell'industria della Puglia (Confindustria Bari) con diritto di voto designato dalla stessa Giunta quale imprenditore tra i più rappresentativi della Puglia; componente per oltre vent'anni della Giunta dell'Associazione degli industriali di Capitanata, è stato vice presidente degli industriali dal 1992 al 1999 e ancora vice presidente vicario dal 2002 al 2006. E’ stato vice presidente per il quinquennio 1998-2003 della Camera di Commercio di Foggia; componente per diversi anni, fin dalla nascita, del Consorzio dell'Università di Foggia; componente dell'organo di indirizzo della Fondazione Banca del Monte di Foggia “Siniscalco Ceci”, del Consiglio di Amministrazione della stessa. Attualmente ricopre il ruolo di componente del Consiglio Direttivo della sezione Edile della Capitanata in prosieguo fin dal 1970. E’ stato componente del Consiglio della Camera di Commercio di Foggia, vice presidente, e componente del Consiglio di Amministrazione della LACHIMER, azienda della Camera di Commercio di Foggia; componente di Commissione Conciliari e del Consiglio di Amministrazione dell'Azienda speciale CESAM della stessa Camera (Formazione – Sviluppo Programmazione). E’ socio del LIONS CLUB FOGGIA HOST.

E’ Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal 2 Giugno 2000; Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal 2 giugno 2003.

Per sua scelta, in piena rispondenza alla sua formazione umana, ha privilegiato un impegno sugli altri, quello che dal 1972 lo vede"al servizio" della “Casa del Sacro Cuore di Gesù” di Sant'Agata di Puglia, prima come consigliere, poi come presidente del Consiglio di Amministrazione, come consigliere anziano (dal 1993) e, dal 16 ottobre 1997, come Commissario straordinario. Sarà presidente onorario a vita.

Un cinquantennio! Un lungo arco di tempo che coincide con i momenti in cui l'Opera ha subito numerose e profonde trasformazioni sotto l'aspetto strutturale ed organizzativo per adeguarsi ai tempi ed alle nuove esigenze sociali.

Concludendosi la vita della maggior parte delle istituzioni, quali la tipografia, l’orfanotrofio femminile, l’asilo infantile, il laboratorio femminile, perchè ormai non più adeguatamente pronte ad affrontare il nuovo orientamento sociale, e perché in forte passività, il Perrone è riuscito – rischiando talvolta anche l’impopolarità - tra non poche difficoltà di ordine tecnico, economico e amministrativo - a fare dell’ospizio, che prima fra tutte le istituzioni nacque nella mente e nel cuore di mons. Pagano nel lontano 1909, un “servizio di eccellenza” per la terza età. Un vero “salto di qualità” realizzato tra gli anni Settanta-Ottanta. Cammino non facile, che ha richiesto attenzione alle leggi, ristrutturazione ed ampliamento dell’edificio, assunzione di personale, nuovi statuti e regolamenti. Da Ospizio ed Asilo di mendicità a “Casa di Riposo del Sacro Cuore”, ad IPAB, a Fondazione, a  Casa protetta: tappe fondamentali per l’Opera pia, che hanno impegnato a fondo il Perrone imprenditore-benefattore. La lettura del Capitolo XX di questo volume, sulla vicenda costruttiva ed organizzativa, può illustrare la gran mole di interventi realizzati da lui per la “Casa”, interventi che a buona ragione suggerirono all’architetto Gino Marchitelli queste osservazioni: 

Si è fatto veramente tanto!...Sento il dovere di affermare che grande è stato il merito del Presidente Michele Perrone, che ha saputo affrontare e risolvere situazioni amministrative difficili; e sono convinto che soltanto con la sua fattiva presidenza si è potuto realizzare quel programma di lavori che ritenevo, per esperienza, ambizioso[2]

La fede nella Provvidenza ha favorito la loro riuscita.

Un impegno decisivo, quanto mai proficuo ed insostituibile che lo ha imposto alla stima ed alla considerazione di tutti, in particolare di chi ha potuto da vicino apprezzarne la competenza, le capacità organizzative, la disponibilità ed i sacrifici.

Giorno dopo giorno, in un rapporto di salda e serena collaborazione con le suore, il Consiglio di Amministrazione, il personale ausiliario egli è riuscito a promuovere il prestigio della “Casa”, che per l'efficienza delle strutture, l'adeguatezza e la qualità dei servizi, l'amorevolezza delle cure profuse agli ospiti, si colloca tra le migliori Case per anziani esistenti in Puglia. Gli anziani vivono e si muovono tranquillamente in un ambiente familiare, attento, e premuroso. C’è per loro assistenza spirituale e fisica. 

Quando si opera in questo settore, disse il Perrone in un’intervista al settimanale “Protagonisti”, l’unico punto di riferimento è il Padreterno; sulla terra, chissà perché, queste opere vengono sempre avversate, e la storia personale del nostro fondatore è lì a testimoniarlo. Tuttavia le difficoltà ci spronano ad andare avanti. Anche perché non è possibile rimanere indifferenti a dolorosi casi umani in cui vi è una vera e propria spoliazione dei genitori da parte dei loro figli: esperienze che ci parlano delle miserie umane, ma che ci inducono a prendere cura degli anziani fino alla tomba. 

E spiega anche perché fu costretto, in tempi di crisi per la “Casa”, a chiudere il laboratorio e l’asilo infantile. 

Sono un imprenditore, e spesso ho dovuto compiere delle scelte magari dolorose, ma che da un punto di vista strettamente commerciale si imponevano: per questo motivo sono state soppresse iniziative come la tipografia o i corsi di cucito che, per quanto meritori, rischiavano di trasformarsi in rami improduttivi. 

Molto deve al Perrone l’Opera pia se ha continuato a vivere, se ha potuto sfidare le crisi economiche e sociali ricorrenti in questi ultimi decenni, se ha saputo recepire le urgenze dei tempi nuovi, adeguarsi e camminare al passo con i mutamenti della società. Lo hanno capito i santagatesi, che in seguito ad una proposta del Perrone di ritirarsi dall’incarico, raccolsero oltre duemila firme perché continuasse ad occuparsi della “Casa” (doc. IV, VI).

Non solo tra crisi economiche (che molte  volte ha risolto mettendoci del suo) e sociali ha dovuto sempre barcamenarsi, ma ha dovuto anche difendere il prestigio della “Casa”, e lottare contro avversità ed ostacoli di varia natura.

L’ha liberata dalla dipendenza dalle elemosine e della beneficenza, pur mantenendo  gratitudine ai tanti benefattori, senza il cui aiuto la “Casa” non sarebbe sorta né vissuta. 

[Essa] domani per ognuno di noi - diceva in un appello ai santagatesi – può rappresentare il rifugio sano, accogliente, largo di assistenza materiale e spirituale, dove è possibile passare gli ultimi anni della propria vita, specialmente quando gli inevitabili acciacchi, che l’avanzata età inevitabilmente porta, ne richiedono una continua assistenza, che spesso i familiari non possono dare, assorbiti dalle esigenze di una vita tumultuosa che rende disamorati anche per il proprio diretto prossimo[3]

A buona ragione può definirsi il Perrone cofondatore, perché ha continuato l’opera di monsignor Pagano, consolidandone le finalità.

  Non è, quindi, enfasi laudativa affermare che tutto l'operato di Michele Perrone riflette competenze amministrative e gestionali, lungimiranza e chiarezza di prospettive, ma soprattutto la carità operosa la quale, imponendosi alla parolaia sterile e vuota, riesce ad alimentare ed a potenziare quel patrimonio di valori promossi e caldeggiati dal Fondatore.

Grazie a tanto, la “Casa” del Sacro Cuore, vanto ed orgoglio dei santagatesi, del cui patrimonio storico, spirituale ed affettivo è parte, continua ad operare conformemente al progetto ispiratore che la vide sorgere, ed a diffondere un forte messaggio di amore e di umana solidarietà che, oggi come ieri, deve dare all'uomo, disilluso e disincantato da un falso benessere, la certezza di essere amato nel bisogno, nella solitudine, nella malattia, nell'abbandono[4]

Documenti 

“Raggi di carità”, LV, n. 2 (maggio-novembre 1981), p. 15.

Saluto del presidente M. Perrone per la consacrazione ed inaugurazione dell’asilo infantile

La Consacrazione della Cappella di questa “Casa”, unitamente all'inaugu­razione dei locali destinati a Scuola Ma­terna hanno suscitato in noi una com­prendibile e giustificata commozione in quanto le due cerimonie concorrono a significare nei loro distinti aspetti una realtà da tempo perseguita, a cui si è pervenuti con la fede di Dio e con la decisa volontà di portare a termine quanto ci si era proposto di attuare.

Un programma, in verità molto ambizioso che presentava, già a priori, diverse zone d'ombra dovute alla molte­plicità degli interventi da compiere e alle imprevedibilità sempre in agguato.

I tempi per la realizzazione dell'intera opera, infatti, sono stati lunghi, e le difficoltà incontrate veramente tan­te: difficoltà di ordine organizzativo, di ordine tecnico e di ordine economi­co le quali, spesso, sono state foriere di angustie per la complessità dei pro­blemi che si presentavano ma che non hanno mai formato barriera al nostro cammino.

Sono occorsi oltre cinque anni per condurre a termine le opere che hanno dato alla Casa del Sacro Cuore di Gesù una diversa dimensione umana e una dignità che ben si addice alle grandi speranze sognate e sofferte dal suo fondatore Mons. Donato Pagano.

Ci rendiamo conto, attraverso i suoi scritti e rileggendo gli accorati ap­pelli che egli faceva su “Raggi di Ca­rità” perchè ai suoi poveri non man­casse letteralmente il pane, quanto grande era il suo tormento per tenere acceso il fuoco della carità di cui tan­to aveva bisogno. I poveri di allora, ai quali mons. Pagano dedicò tutte le sue forze, oggi sono diventati gli ospiti di questa “Ca­sa”. Il rispetto che dobbiamo loro per l'età avanzata e per la condizione umana dovuta alle vicissitudini della vita, la trepida protezione che abbiamo per le orfanelle, il gioioso accoglimen­to che facciamo ai bambini della Scuo­la Materna, sono stati gli incentivi che ci hanno spinto ad operare con tena­cia e senza compromessi alfine di rag­giungere un traguardo consono al vi­vere civile.

In questa occasione è doveroso ri­cordare le Suore della piccola comu­nità per il sacrificio cui sono andate incontro, se si considera che la “Casa”, durante tutti i cinque anni occorsi per i lavori, non ha mai cessato la sua at­tività.

Rimangono da completare alcune opere esterne; e quando anche queste saranno realizzate potremmo dire dì a­ver svolto tutto il nostro programma per la cui attuazione hanno concorso le offerte provenienti dà tutte le parti d'Italia e del mondo.

Alle Autorità, alte suore, all'amico Architetto Gino Marchitelli, al dott. De Luca Siro, segretario di questa Casa, al Geom. Fiore Antonio (funzionario; del Genio Civile di Foggia), ai tecnici, alle maestranze, all'impresa Giuffreda Savino, ed a tutti gli altri collaboratori porgiamo il nostro sentito ringra­ziamento.

Un particolare ringraziamento ri­volgiamo all'Arcivescovo di Foggia, Sua Eccellenza Mons. Salvatore De Giorgi, che ha benevolmente accettato l'invi­to ad inaugurare questa Cappella, al Reverendissimo Clero e a tutti gli in­tervenuti alla Cerimonia.

Viva la Casa del Sacro Cuore 

II 

“Raggi di carità”, LV, n. 2 (maggio-novembre 1981), p. 11.

Lettera di Michele Perrone agli Americani

Carissimi amici,

è passato quel triste periodo post­bellico che fotografava facce impaurite e disperate allontanarsi dalle crepe di una canuta casetta di campagna, vec­chia di sputi e di sapienza, zigzagando col naso all'insù verso l'acqua che sa di sale. Un vero periodo buio e vigliac­co, che si esprimeva bene sui volti di gente senza speranza che si disperava pur di non rassegnarsi, affaticandosi a credere di trovare forse un giorno il diabolico segreto che permette di non naufragare in questa vita così originale. Ma è passato quel triste periodo, or­mai... E voi tornate alla vostra S. Agata, teatro di ricordi gioiosi, dopo­tutto, e mistico luogo di rapimento e di contemplazione, a respirare quell'a­ria italiana che tanto ci invidiate, e che, se non vi credessero pazzi, insca­tolereste volentieri per portarla via con voi dovunque e tenerla sul cuore ver­niciato d'americano.

Io non so bene se si possa parla­re di nostalgia per definire l'intratteni­bile desiderio di inghiottire con un sol sorso tutta l'acqua dell'oceano, che di­vide due mondi pure così intimamente legati fra di loro da formare un'unica condizione di esistenza e una inscin­dibile unione sentimentale, per avvici­narsi ad una terra che bella non è più. Una terra che ha smesso d'amare: bal­coni e portoni sbarrati dalle pale del progresso che non accetta ricordi o il­lusioni, e vecchie nonne vestite di un nero che condanna, o scalini che non hanno potuto resistere nel loro fascino artigianale all'usura di tempi nuovi e macchinosi, tutti stampano sull'uomo santagatese dell'ultima generazione u­na espressione indicibile, che voi for­se potreste paragonare per un momen­to a quella perduta ed assente dell'emigrato appena salpato per l’avventura decisiva.

Dunque non vi sembri strano che oggi, dopo che l'ieri se n'è andato ma­linconicamente alla deriva della stessa memoria lasciando in eredità il dolce languore italiano, quelle poche persone che con­tinuano a sognare di vivere nel passa­to credendo di poter ricostruire i gio­chi balordi di fanciulli felici, cioè quel­le stesse persone che hanno ancora la fortuna di possedere l'aria dei pini del “monte con la croce”, nutrono per voi che siete lontani una piccola e gelosa invidia, come verso chi ha la possibili­tà di rendersi artefice del proprio de­stino e di incidere in maniera rilevan­te sullo sviluppo della comunità uma­na, che dipende come non mai dalle lune di Reagan. Perchè da noi i nostri solerti contadini, che testimoniano più degli altri la vitalità di una storia pas­sata, trascorrono le ore a sgranocchia­re le solite arachidi, che non hanno più il sapore di una volta e a coltivare campi che scioperano e hanno fame e sete più degli uomini; ed hanno ragio­ne e si sono stancati di produrre e di dar frutti senza uno scopo questi campi, per non venire nemmeno ricompensati dall'amore e dalla passione del lavoro dell'uomo e dalle braccia forti ed infuocate di chi ha voglia di vive­re. Non ha nessun’altra motivazione o un diverso obiettivo il nostro contadi­no che non cresce nemmeno forte e sa­no come prima, che non sia quello di scapparsene via verso il progresso e poi avrà il rimpianto di una patria che è nel cuore e lui lo sa. Fra italiani eroi della contraddizione, ci capiamo. 

III

“Raggi di carità”, LV, n. 2 (maggio-novembre 1981), p. 12.

Benvenuto del Presidente in occasione della visita pastorale di S.E. l’arcivescovo Mons. Salvatore De Giorgi

Eccellenza,

Grazie dell'onore dato al nostro paese ed alla Casa del Sacro Cuore di S. Agata, presenziando oggi, a festa di amore e di sacrificio.

Viva gratitudine ne serberemo tutti.

E' questo un gran giorno per la Casa del Sacro Cuore.

Da cinque anni siamo tutti impe­gnati a portare a termine l'opera di ricostruzione e ristrutturazione della Casa. Contiamo di ultimarla entro l'anno corrente.

In questo momento il nostro pen­siero va alla memoria del fondatore Mons. D. Donato Pagano, nonché a quella di Padre Nicola D'Amato.

La Casa del Sacro Cuore fu eretta in Ente Morale nell'anno 1932.

Siamo lieti di annunciarle che la Casa continuerà ad avere vita a sé, co­sì è sempre stata la volontà del fondatore. Infatti in data 23.12.1978 la Com­missione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha incluso la “Ca­sa” nell'elenco dell’IPAB da escludere dal trasferimento ai Comuni in quanto svolgono in modo precipuo at­tività inerente la sfera educativa-Religiosa.

In Alto, come affermava il fonda­tore, la Casa del Sacro Cuore di Gesù è fiaccola agitatrice di progresso: E' bandiera che chiama a raccolta tutte le forze operose per muovere compatti al­la conquista di radiosi ideali cittadini.

E' impulso potente ed irresistibi­le ad avanzare sempre, a non fermarsi mai, a migliorare con tenacia, ad af­frontare e superare ostacoli, a volere compiere il bene comune, ad interessar­si con amore sinceramente fraterno delle sorti di tutti gli ospiti della Casa.

A nome del Consiglio di Ammini­strazione, delle Suore, dei Bambini, dei Vecchi e di tutti i presenti, a Sua Ec­cellenza auguriamo proficuo lavoro e serenità nella Sua missione Pastorale. 

IV

ACSC, Discorso del presidente Michele Perrone

S. Agata, 1982

Sono abituato a barcamenarmi in situazioni di notevole difficoltà sia sul piano personale e soprattutto nella qualità di Presidente della Casa del S. Cuore di Gesù.

Non poche sono state le lotte che ho dovuto sostenere nel corso di questi lunghi otto anni a difesa degli interessi dell’Opera pia.

Ho lottato con tenacia ed impegno, data la mia caparbietà contro tutti quelli, e non sono stati pochi, che ostacolavano la ricostruzione della Casa del S. Cuore. Mi è stato sempre di grande conforto in queste vicende la solidarietà di amici autentici collaboratori. Cito la indimenticabile suor Stefania Martorelli, il sempre presente segretario Siro De Luca, le suore tutte che si sono succedute per lo svolgimento della loro preziosa missione, nonché tutti indistintamente i consiglieri della “Casa”.

Ho lottato perché la Casa del S. Cuore rimanesse autonoma dal Comune, ho lottato e lotterò per la Comunità perché non è più tempo di questue, di elemosine, di sussidi.

La Casa del S. Cuore ha la sua dignità: adesso è bella, dignitosa, accogliente, è e dovrebbe essere per tutti il gioiello di S. Agata.

Ben vengano i numerosi benefattori ai quali va sempre il mio ringraziamento, ma autonomamente il sottoscritto non ha mai chiesto nulla, tutto ciò che è pervenuto alla Casa, mercè la sana e saggia amministrazione è servito ad incrementare le altre entrate costituite in massima parte dal pagamento delle rette degli ospiti.

La Casa del S. Cuore offre agli ospiti tutte le prestazioni necessarie, in cambio riceve la retta: questo è stato il principio base al quale mi sono attenuto. E spero sia tenuto presente anche in futuro, perché, cari amici, dopo sofferta e meditata riflessione, ho deciso il mio disimpegno da Presidente.

Spero, e lo dirò a S. E. l’Arcivescovo che verrà a trattenersi un’intera giornata con i nostri ospiti, di riservarmi per il futuro un posticino nel Consiglio di amministrazione.

Nove anni sono lunghi, ho dato anch’io il contributo nel mio paese natale facendo rifiorire l’Opera pia.

L’avvicendamento, consentitemi, è doloroso ma necessario; tra l’altro, come voi sapete, vivo a Foggia ma ho anche degli interessi altrove.

Alla scadenza del mandato non ripresenterò la mia candidatura: nello scorcio di questo periodo vi prometto che continuerò ad adoperarmi con crescente interesse a completare l’opera con i seguenti impegni:

 A) Lavori occorrenti:

1) Completamento del lavori di barriera di cristallo sul piazzale esterno;

2) Pavimentazione in pietra di Apricena del suddetto piazzale,
3) Costruzione di pensilina di protezione al portone principale;

4) Fornitura e posa in opera di un gruppo elettrogeno per assicurare alla Casa sempre l’energia elettrica;

5) Fornitura e posa in opera di impianto di aspirazione per i locali adibiti a cucina;

6) Costruzione di una veranda coperta a 3° piano sul terrazzo necessaria per il soggiorno delle anziane;

7) Costruzione di una veranda coperta al 1° piano delle suore, pure indispensabile;

8) Dipintura di tutti i vani della Casa al quarzo plastico;

9) Potenziamento con nuovi macchinari della lavanderia;

10) Costruzione della Cappella al Cimitero per gli ospiti della Casa. 

B) Funzionamento interno della Casa:

1) Ricettività al massimo della capienza;

2) Definizione del contenzioso con il Comune di S. Agata;

3) Inquadramento del personale dipendente.

Grazie 

V

ACSC, Duemila santagatesi e non sottoscrivono un’esortazione diretta a Michele Perrone perché non si dimetta da presidente della “Casa”.

s.d.

I sottoscritti, mentre attestano stima e riconoscenza,  e ringraziamento al geom. Michele Perrone per quanto operato a favore della Casa S. Cuore, quale presidente, lo esortano a voler continuare nella medesima carica per il bene della Casa e l’onore di tutta S. Agata per un’opera così grandiosa.

[Apre il lungo elenco la firma della sig.na Anna Rosati]. 

VI

ACSC, Suore ed ospiti della “Casa” esortano Michele Perrone  a non dimettersi dall’incarico.

Sant’Agata di Puglia, 2.5.1984

Signor Presidente,

la venuta della Madre Provinciale ci ha sconcertati.

Ha messo in evidenza il danno che la Casa del Sacro Cuore di gesù potrebbe avere con la sua dimissione.

Noi abbiamo bisogno di aiuto morale, quello che Lei ci sta dando. Il confronto è semplice, mai la Casa del Sacro Cuore è stata fiorente come ora. Gli ospiti abbondano, le strutture si rinnovano,  il servizio è più idoneo  e le Suore più serene.

Tutto questo è dovuto al  suo grande cuore ed alle sue doti non comuni.

A nome di tutti gli ospiti e delle Suore diciamo: “Resta con noi”.

Gli ospiti                                                                            La Superiora

[Sottoscrivono gli ospiti della “Casa” e consiglieri] [ Sottoscrivono Madre superiora, suor Luigina Spetrini e le suore]. 

Dora Donofrio Del Vecchio

 



[1] Il Mendico, Ricordicit, p. 259.

[2]G. Marchitelli, A che punto sono i lavori della “Casa”, in “Raggi di carità”, a. LIII, n. 2, (1979), n. 2, p. 13.

[3] “Raggi di carità”, a. XLVI, n. 4 (settembre 1972), p. 3.

[4]D. Donofrio Del Vecchio, Profilo: L’encomiabile opera di Michele Perrone a favore degli anziani in “Crescere insieme nella fede”, Chiesa matrice di S. Nicola, dicembre 1998, p. 28.

 

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