(08/03/2010) IL GIORNO DELLE MIMOSE E DELLE DONNE. E LA VIOLENZA DI GENERE? Ma agli Oscar the winner is...per la prima volta una donna di Samantha Berardino | ||
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Sono tantissime le iniziative che anche anche quest'anno riguardano l'8 marzo e le donne. La tradizionale cerimonia al Quirinale, le cene e i fine settimana al femminile, i fiori, gli ingressi gratuiti nei musei dello scorso weekend, le iniziative di promozione contro la violenza, per la ricerca, per i diritti delle donne di tutto il mondo, i messaggini di auguri. Ma la Giornata internazionale della donna è innanzitutto un momento di commemorazione dei diritti negati, legati all'episodio delle centoventinove operaie della fabbrica Triangle, (avvenuto in realtà il 25 marzo 1911) arse da un incendio, mentre stavano protestando per le inumane condizioni di lavoro cui erano costrette, perché le uscite furono bloccate appositamente dai proprietari. Ben oltre rami e boccioli di mimose in fiore. Ideologie a parte, nonostante le conquiste e i progressi, è necessario ricordare soprattutto le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono oggetto ancora oggi in ogni parte del mondo. Esistono donne che governano, che dirigono aziende importanti, che fanno scoperte scientifiche ma ce ne sono altre intrappolate nei pregiudizi. Donne che non possono votare, studiare o lavorare. Che non possono scegliere quando e con chi sposarsi o mettere al mondo dei figli. Ma le une e le altre, soprattutto delle giovani generazioni, sono minacciate da nuove forme di predominio mascherate dietro l'utopia di una parità che, nei fatti, continua a dar vita piuttosto a nuovi cliché, che trovano conferma nell'uso del corpo femminile sui media, nella moda e nella pubblicità: lì le donne sono mamme o prostitute. C'è bisogno di una rivoluzione. Per le donne sfigurate dall'acido se rifiutano le avances degli uomini, per quelle che subiscono la pratica dell'infibulazione, per quelle che non riescono a vincere le loro battaglie, per le donne picchiate e maltrattate dai propri compagni, per quelle che subiscono violenze psicologiche, incapaci persino di riconoscere la sopraffazione, per quelle che accettano ogni giorno la crudeltà altrui nell’illusione di essere amate, per le donne perseguitate, per le donne violate,stuprate, per quelle torturate o costrette a prostituirsi o uccise. Ma anche intorno a noi, tra noi, per le donne vittime di violenze domestiche mai denunciate, donne che non sanno mettere fine ad un rapporto viziato, vessate in ufficio dalle molestie o dalle aggressioni psicologiche del mobbing, donne che non possono vivere la propria femminilità, intrappolate in corpi maschili o discriminate sul lavoro perché aspettano un bambino o hanno voglia di maternità. Eppure sono in pochi a ribellarsi all'immagine della donna come oggetto sessuale nei mass media. Anzi, molte giovani donne sono contente di mostrare il loro corpo nudo, spesso con riferimenti strumentali che ammazzano la dignità femminile. Desiderano sorridere, essere belle, sempre giovani e magre fino alla mortificazione: ciò significa esercitare violenza su se stesse. Forse una decisione simbolica è arrivata questa notte dall'Academy di Los Angeles: per la prima volta una donna ha vinto il premio per la miglior regia. È Kathryn Bigelow, cineasta statunitense dalla forte personalità, autrice di The Hurt Locker, premiato anche come miglior film, ex moglie del visionario regista di Avatar James Cameron, suo diretto concorrente nella sfida per le statuette d'oro. Alla 82esima edizione degli Oscar, insomma, ha trionfato lo sguardo femminile che racconta la paura della morte, il coraggio, i pretesti e lo smarrimento di una squadra di artificieri statunitensi durante i giorni della guerra in Iraq. Ma la sua non è una vittoria, perché non si tratta di un conflitto uomo-donna. E non significa far valere i diritti femminili, altrimenti non si fa altro che sottolineare il gap. Ma, se proprio ne dobbiamo discutere, cosa c'entra tutto questo con cene, regali e strip-tease? | ||