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Per ora parole, in un futuro prossimo vie giudiziarie. Giovanni Delogu vuol dire la sua: «A Nadia interessava soltanto che mettessi la firma per sposarla». E conclude: «Ripensarci? Lo escludo. E lei resterà sempre sola». La versione di Giovanni Bersagliato dalle critiche sul web («Si fa in fretta a commentare. Ma non sanno quello che ho fatto per lei e che cosa lei non ha fatto per me»), per niente pentito di aver atteso proprio il giorno del matrimonio per pronunciare un «no» netto e irrevocabile, il giovanissimo militare ha spiegato a Mavi Dettoto a Radio Internazionale Costa Smeralda: «Già venerdì, il giorno prima, le avevo anticipato che non potevo essere in chiesa per questioni di turno e perché stavo male. Ma Nadia invece di chiedermi di rinviare, subito mi ha attaccato e mi ha detto che voleva i danni morali». L’esame di coscienza Ma perché si è negato il giorno del matrimonio e non prima? «Perché proprio il giorno del matrimonio sono stato informato che lei non era la persona che io potevo sposare. Per vari motivi. Mi ha detto: facciamo così, vieni, ti sposi alle 11 e poi torni a lavorare. E quindi lei avrebbe fatto il banchetto di nozze senza di me…». La decisione di portare comunque gli invitati al ricevimento non è andata giù a Giovanni: «Se lo ha fatto vuol dire che non stava soffrendo, che di me non gliene fregava proprio niente. La mia famiglia era contraria, ha saputo che mi sposavo solo due settimane prima, e da altre persone. Lei ha fatto di tutto per tenerlo nascosto, mi ha convinto di non dire niente. Doveva essere più sincera con me: che si faccia un esame di coscienza. A lei interessava solo la firma per sposarla».Nadia, la sposa abbandonata all’altare in Sardegna    Wed, 28 Jun 2017 19:06 Bimba sul cornicione del palazzo a Trieste: il papà l'afferra prima che cada nel vuoto - Bimba sul cornicione del palazzo a Trieste: il papà l'afferra prima che cada nel vuoto Sfugge al controllo dei genitori una bimba di pochi anni a San Giacomo - ReteQuattro - Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev    Wed, 28 Jun 2017 13:53 Affare Woodcock, Travaglio difende Sciarelli: «Tutto un grosso equivoco» - Affare Woodcock, Travaglio difende Sciarelli: «Tutto un grosso equivoco» Il direttore del Fatto Quotidiano a «otto e mezzo» - LaPresse    Wed, 28 Jun 2017 13:25 Usa, Trump alla giornalista: «Hai un bel sorriso». E interrompe la telefonata con il premier irlandese - Usa, Trump alla giornalista: «Hai un bel sorriso». 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Artemisium News
05/06/2017
IN RICORDO DELL'INSEGNANTE CICCILLO SOLDO POETA-DRAMMATURGO-SCRITTORE
di Redazione
Ins. Francesco Soldo Poeta-Drammaturgo-Scrittore, la BiografiaIns. Francesco Soldo Poeta-Drammaturgo-Scrittore

PREMIO SANTAGATA 08 POESIA DIALETTALE

Associazione Santagatesi nel Mondo

MOTIVAZIONE:  

All’insegnante Francesco Soldo Poeta – Drammaturgo – Scrittore che nel nativo dialetto, di cui ha colto ed esaltato la grande dignità espressiva e culturale, ha saputo esporre sentimenti, documentare costume, tradizioni e storia della sua terra, immortalarne voci, colori e profumi con genialità poetica ed umanità profonda, rivelando grande sensibilità, educazione letteraria e capacità comunicativa sorrette da genuini ed autentici affetti e valori.

Sant’Agata di Puglia, 9 agosto 2008

    Il Presidente

 Massimo Capano                                                                  

Francesco SOLDO, nato a Sant’Agata di Puglia il 14 agosto del 1936 ha  qui svolto buona parte della sua attività quarantennale di insegnamento nelle scuole elementari.

Già dai primi anni 60 ha diretto e interpretato con l’Associazione Giovanile Santagatese diversi lavori teatrali: Occhio di falco, L’ora X, Nella vita c’è..., Napoli Milionaria, etc...

Amante della natura, dei luoghi e delle tradizioni popolari santagatesi  ha sempre raccolto notizie, aneddoti e pensieri che cercano di mantenere cristallizzate  la ricchezza e l’importanza di un passato dal sapore  e la coscienza delle cose “vere” . Tale passato rimane per lo più  sconosciuto ai più giovani ed affinché  questo possa esercitare sempre più interesse, l’autore ha raccolto questo materiale e  lo ha proposto in  “M’arrecorde”, un volume di poesie, racconti e lavori teatrali inediti in dialetto santagatese come un documento intenso e toccante  per tutti coloro che non hanno potuto vivere quelle atmosfere e per tutti coloro che vogliano riviverle. L’attività artistica di Francesco Soldo si realizza in altri campi quali la scultura in bassorilievo del legno, sua è la porta laterale destra della chiesa di San Michele Arcangelo e nella lavorazione dei cesti con ramoscelli di salice, olivo e canne (ha tenuto corsi in varie iniziative)

LI FURNERE

Menghiótte attezzèva, mulenèva e ‘nfurnèva. Cumba Giuuànne carrescèva la paglia re San Carle, re frasche re cèrze re Servarule cu lu ciucce o cu lu mule. La matina prima c’asséva lu sóle e lu roppe mangète, Giuuànne partéva pe se vije cu lu ciucce, na racanèrra, na zóca, nu rastiérre e nu bastóne pe cumbagnia. Rinda a lu vòsche accumunzèva la fatihia: accugliéva re frasche, facéva nu muntóne, spannéva la racanèrra, la renghiéva e l’attacchèva Terèva lu ciucce, lu cumannèva e se ‘ngenucchièva, terèva la racanèrra sópa a re sparre e lu ciucce s’alzèva e acchiène acchiène s’avvièva. Giuuànne, cu na mèna la racanèrra tenéva e cu l’alda a lu bastóne l’appuscèva. Ogni tande Giuuànne le réva vóce: aah, aah, aah, aah Rafaniè ca lu furne amma mbuchè. Arrevète a Sand’Andonie, lu ciucce se fermèva e Giuuànne piglièva la zóca, pe ‘nganna la passèva, e a la racanèrra l’attacchèva. Schèle schèle, ‘nghianète ‘nghianète, a la Cróce, Giuuànne se faceva lu ségne e a lu furne era arrevète.
Menghiuótte aiutèva a scareché e róppe scéva a ‘nfurné Tutte li iuórne Giuuànne facéva sta funzióne: re viérne, re statija, re primavèra, o cu lu sóle o cu lu viénde o chiuvéva o nevechèva sèmbe ru faceva. Quanne Menghiuótte attezzèva che profume se sendéva! Era paglia, frasche, èreva sécca e fiure c’appeccèva e pure ru ppène prufumèva. Addulurèta carrescèva ra la matina priéste a miézzjuórne cu na spulécchia ‘nghèpa tutte li juórne.
Li fiérre re lu mestiére re la furnèra, fin’a quanne facéva vècchia èrene la spèra e la spulécchia La vóce r’Addulurèta la tènghe rind’a r’arécchie quann’avvesèva a mamma mia: Mecalécchia éja scanè a re sette ru vvènghe a pigliè. Diéce scanète se purtèva e Menghiótte re ‘nfurnèva. Ognune canuscéva ru pène suje ra re léttere ca mettévene e ca scévene ra la a a lu u. Vulive canósce nu furnère ra li panne e la faccia néra.
Dal Libro M`Arrecorde… del Maestro Francesco Soldo

NUN SE SCORDA CCHIU'

Ra Tuppele marine, ra fundèna la fica, ra lu ponde re Sande Larienze, èra na pruggessione re crestiène e annemèle ca, matina e sera, ascennevene e nghianavene sia re statiha, ca re vierne e re primavèra.
Nuje uagliune, ra sopa a lu ponde, ne verevene stù spettacule, chi accumpagnète e chi sule. Voce e rumore se mmescavene: Ticchi titichi tacche, ticchi titichi tacche. Uagnà! Uhè, stèje stracque! Aah, aah, aah, te l’aggia ije fè mangè, osce che te n’neja fatte, tanta èreva sott’a lu cerèse l’aviva fè rèse rèse. L’ome assettète sop’a la varda, la muglièra attacchèta a la cora, accussi puteva parlè cu la sòra. Ogne tande se fermèva pe fè na cicoria, nu fenucchierre o nu sevone ca subbete taglièva cu nu sferrone. Nzomma nu pòche la matina e nu pòche la sera, re sacche aveva renghie re la vandèra. Sop’a a lu ponde tutte se fermavane ascennevene pe chiacchiarijè e pe fè la spesa e li ciucce e li mule nghianavene schèle e scalerre e se fermavene nnanze a la chesa. Bonasera! Bonasera Mechè, eja furnùte a re cesine? Ije crèje vèche andò Quartine. Uagnà bònasera òsce amme zappate la vigna e putète, me sènde re brazza spezzète. Bonasera Mechelandò, ramme nu chile re zurfe e nu chile re prèta turchina, ca quann’èja, l’aggia menè a la vigna mia e a quera re sòremacucina. Maste Gennà, m’è fatte la zappa? Vire se me puje allunghè sta sterrazza e crèmmatina che passe me la mette rind’a la vesazza. Maria, uagna… l’agge cu tè! Ueh Vecè, bònasera, che, qualche cosa? Vuleva na ciambèta re fòglia mmesca, Vecè, r’agge purtète, ma me r’ha cerchète prima Marietta re Scarde, quann’è crèjeassèra re tròve e pe nun me scurdè r’appenne a la varda. Tande crèmmatina aggia sci a lime muorte e rra so tutte cecorie, fenucchie e ruca r’uorte. Quanne vuje venì a Urscenite? Falù, famme furnì a quere re Torre e roppe vanghe a putè vigne e alivite. Bònasera Narducce! Bònasera, eja furnute la jurnèta? Osce agge zappete e tenghe nguorre ancora la surète. Siende Nardù, ramme lu dische re li sfatehete, ca musera me l’aggia sendì cu cumba Mechèle Pelecca, accussì me scazze pure doje amènnele secche. Narducce c’aveva furnute la scòrta, respunnije: Veramènte s’è puoste a fatihè e dische nun a putute fè. Saverie se ne scije tutte scunzulète, se mittije la zappa nguorre, penzanne a la nutizia ca Narducce l’aveva rete. Fèce la scruija! Mmiezz’a la chiazza,qualcuno cammenèva, mmiezza re stratera se vereva sule la luce re li lambiune e se sendeva l’addore r’uoglie e aglie fritte sopa a li maccarune. Se sende re chiure re pòrte e re ndravètte, la gende ròrme o pènza a la fatiha c’adda fe. Ije rumènghe sule sule, agge pèrse la cumbagnia. Lu penziere cammina angòra, l’uocchie se chiurene, nun ce la fanne cchiù, sende re sbatte sule lu còre.
dal libro M`Arrecorde... del Maestro Francesco Soldo

oggi 5 Giugno Serenamente è entrato nella Casa del Signore l'Insegnante FRANCESCO SOLDO nostro amico e sostenitore del portale www.santagatesinelmondo.it, il rito funebre si svolgerà domani 06 C.M. alle ore 16,30 Chiesa S.Antonio, ai familiari le nostre sentite condoglianze Ciao Maestro Ciccillo sarai sempre ne nostri cuori

 

  
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