30/08/2010
FILOSOFIA O VIDEOGIOCHI ?
di Rina Di Giorgio Cavaliere

Dalle indagini condotte nell’universo dei giovani, apprendiamo che questi preferiscono passare il loro tempo ai video giochi, piuttosto che dedicarsi allo studio della filosofia. In questi ultimi giorni di ferie mi è capitato di trattare l’argomento con un’amica la quale, chiacchierando del più e del meno, ha detto che, se si fosse trovata, su un aereo in difficoltà avrebbe preferito che il pilota non avesse passato la sua gioventù a meditare sul pensiero di Platone, ma avesse sviluppato con i video giochi l’addestramento alle decisioni pronte, rapide e efficaci nelle manovre importanti e vincenti. E non pare che la meditazione sulle pagine di Platone conferisca tale addestramento? Le ricerche sulla natura e l’essenza dello stato dei grandi filosofi Platone e Aristotele, insieme agli scritti di Plutarco sulle importanti personalità di Sparta, prepararono il terreno sul quale fu costruito il mito della città. In Aristotele e poi nei matematici dell’epoca alessandrina erano codificate le due procedure di analisi e di sintesi: le strade maestre seguite dalla nostra mente per scoprire e per difendere la verità.
Essi descrivevano, in modo ammirato o critico, la storia, il sistema politico e sociale di Sparta come qualcosa di particolare, di straordinario nel mondo greco. La costituzione di Licurgo, per citare un esempio, aveva in sé elementi democratici, monarchici e oligarchici in una combinazione che evidentemente era positiva, giacché conservò a lungo la sua stabilità, evitò conflitti sociali e politici e permise grandi successi in politica estera. L’educazione spartana era esclusivamente finalizzata agli interessi di quella polis, che raggiunse grande fama. Altri elementi costitutivi del suo mito erano la fedeltà degli spartiati alle loro convinzioni religiose, la volontà d’indipendenza politica ed economica, interpretata come amore di libertà, la lotta contro barbari e tiranni, l’idea di uguaglianza tra i cittadini di pieno diritto, la limitazione delle preoccupazioni economiche all’essenziale, la posizione sociale delle donne, l’alta considerazione per gli anziani, la grande attenzione per lo sport e per la bellezza fisica, la concisione espressiva. Molti politici, filosofi, pedagoghi e storici si sono serviti di Sparta in tutti i tempi per esprimere le proprie idee e convinzioni. Forse quella cultura classica, che la società di ieri e dell’altro ieri considerava una preparazione utile o addirittura necessaria per chiunque volesse accedere agli studi superiori, è ormai valutata come un bagaglio inutile per i giovani i quali, invece, devono imparare la scienza ad addestrarsi, a manovrare almeno una tra le varie tecniche, che dominano il mondo di oggi.
In realtà le famiglie scelgono la scuola ove inviare i propri figli, interessandosi che addestri ad agire sulle cose, più che al conoscere le loro ragioni e i loro fondamenti. Tutto ciò potrebbe essere interpretato come un radicale cambiamento nella mentalità della società in cui viviamo, nel concetto di cultura; forse la nostra società non desidera più che coloro i quali mirano ai vertici del potere sappiano riflettere, indagare e cercare le cause profonde delle cose, ma solo che questa civiltà di macchine sia fatta funzionare da tecnici competenti ed esperti.
di Rina Di Giorgio Cavaliere